martedì 14 luglio 2009

Il sonno della ragione

Saranno 35 anni che attraverso con un minimo di consapevolezza il periodo dei raduni e ritiri estivi del calcio, eppure non riesco ancora a capacitarmi di come siano artificiali e auto-ingannevoli le aspettative di questo periodo. Come è possibile che si debba ascoltare, come mi è successo oggi (era l'eccellente Radio24), un tifoso che chiede "come è andato ieri il raduno?": come vuoi che sia andato? E soprattutto, che influenza avrà sul resto della stagione? Quanto si ricorderà, anche solo tra tre mesi, di tutto quel che viene detto, discusso, ipotizzato ora? Il mio sfogo nasce non solo dall'esperienza di tutti questi anni, ma anche dal recente lavoro di pulizia che ho fatto in un angolo della casa, gettando quotidiani vecchi di un anno: è sconvolgente - o forse no - rileggere e scoprire quanto di vago, inutile, fatuo si sia costretti a scrivere, per restare al passo con gli eventi o, nel caso peggiore, per non essere privi di informazioni completamente inutili ma che altri giornali hanno, e guai allora a non averle anche tu. Una condizione effimera cui faticherò sempre ad abituarmi. A proposito, ma contro i dilettanti della Val Scamorza abbiamo giocato con il 4-3-2-1? Ma Tal dei Tali con i tre gol al Pupiracchio è già pronto ad una stagione devastante?

lunedì 13 luglio 2009

Al peggio non c'è mai fine


E' una frase fatta, ma a volte fotografa la realtà. Vedi foto

Il trionfo della memoria bella


Validissimo, da leggere. E' uno di quei libri cui come giornalista saresti orgoglioso di avere collaborato, se solo ne avessi avuto i titoli. Nel mio caso, avere visto quattro volte la Mobilquattro-Xerox-Amaro 18 Isolabella a Bologna tra anni Settanta e Ottanta era un po' povera, come credenziale...

giovedì 9 luglio 2009

Donovan, Beckham

Molto, molto, molto sorprendente quel che Landon Donovan dice di David Beckham nel libro che esce tra qualche giorno, scritto da Grant Wahl - che non è uno sconosciuto o un sensazionalista, è un grande esperto di calcio, per Sports Illustrated, visto anche ai Mondiali 2006. Sorprendente perché a nessun livello c'è mai stato alcun dubbio su impegno, serietà, professionalità di Beckham.

Net gain

Secondo Panorama, il miliardario russo Michail Prokhorov avrebbe intenzione di acquistare i New Jersey Nets e trasferirli a Brooklyn. Vero che lì - soprattutto a Coney Island, mi sembra - ci sono molti russi, ma prima di tutto i Nets hanno già da anni il progetto di andare a Brooklyn, a partire dal 2010, e in secondo luogo nel mondo dello sport pro americano non è possibile acquistare un club come si fa invece in Europa, cioé concludendo la trattativa direttamente con il precedente proprietario. Bisogna infatti ricevere l'autorizzazione della lega, nel caso specifico la NBA, che verifica l'affidabilità dell'acquirente, la solidità del suo patrimonio ed eventuali problemi di compatibilità ed opportunità. Nel 1994 fu bocciata in questo modo la cessione dei Minnesota Timberwolves ad un gruppo che li avrebbe trasferiti a New Orleans: i soldi c'erano, ma il gruppo non presentava caratteri di totale affidabilità ed era oltretutto - vado a memoria - legato ad un casinò, aspetto che alla NBA non ispira alcuna fiducia.

Niù Sìson

Sia su AXN che su Rai1, prima, parlando della nuova serie di due noti telefilm hanno parlato, appunto, di serie, termine corretto, non di "stagioni" come fanno altrove, traducendo a pappagallo (sì, quello dei degenti...) dall'inglese. Bravi.

!

Nell'era del grande fratello, ovvero della virtuale impossibilità di passare inosservati anche se lo si desidera, colpisce la storia di Russ Turnbull, il 24enne portiere passato l'altro giorno dal Middlesbrough al Chelsea. E' infatti emerso che Turnbull aveva sì fatto bella impressione allo staff dei londinesi in occasione - sembra strano, vero? - del 5-0 del Chelsea fuori casa, ma soprattutto durante il... riscaldamento della partita di ritorno a Stamford Bridge, in gennaio: quel giorno Christophe Lollichon, l'allenatore dei portieri dei Blues, vide qualcosa, nel riscaldamento, che gli fece comprendere le potenzialità di Turnbull. La lezione, se ce n'è una? Meglio non abbassare mai l'attenzione, perché non sai mai chi ti stia osservando.

Ciao ciao


Sono stupidaggini, ma vedendo ora distrattamente uno spezzone di una delle tante pietose trasmissioni televisive per vecchi, con un balletto sulla musica di YMCA dei Village People, mi è venuto in mente ancora una volta che la triste ignoranza dell'italiano medio in fatto di lingua inglese porta a conseguenze grottesche come questa: che mentre in quello che si può definire "originale" al ritornello Y-M-C-A si devono posizionare le braccia sopra la testa a formare le singole lettere (vedi foto tratta dal web), l'italiano medio non fa altro che muoverle ondeggiando come se stesse salutando qualcuno. Io non mi trovo praticamente mai, per fortuna, in situazioni pubbliche in cui ci sia da ballare, ma ogni volta che mi è capitato ed ho assistito a scene del genere mi si è raggrinzita la pelle dal nervoso (rilassarsi mai, eh?).

Più realisti del Re

Il Re, per ora solo Principe, è ovviamente LeBron James. Coloro i quali sono più realisti di lui, secondo quanto riportato ieri da Gary Parrish di CBSSports.com, sono i rappresentanti della casa di abbigliamento che sponsorizza LeBron, che lunedì avrebbero confiscato a due cameramen il filmato della partitella conclusiva di una delle giornale della LeBron James Skills Academy, il camp in cui James fa da istruttore con l'aiuto di numerosi altri atleti, pro e di college. Il problema è che i due cameramen sostengono che la decisione di sequestrare le immagini sia dovuta al fatto che pochi istanti prima uno dei dimostratori, Jordan Crawford della Xavier University, avrebbe schiacciato in testa a LeBron. Smentite da parte della Nike, che attribuisce l'accaduto unicamente alla violazione da parte dei due cameramen della norma che vieta di riprendere spezzoni di partite, ma il punto è un altro: non è la prima volta che qualcuno schiaccia in testa a James, e non è che a farlo sia stato un ragazzino di 7 anni, ma un atleta di college. Cosa c'è di male se per una volta questo avviene e viene ripreso? Non si è ancora capito se la decisione del sequestro sia stata presa in accordo con LeBron, ma se così fosse sarebbe davvero una pessima mossa.

mercoledì 8 luglio 2009

Categoria nobile

Dal Corriere della Sera

G8, tensione tra i giornalisti per i gadget
La Guardia di Finanza intervenuta per riportare la calma

L'AQUILA- Questa volta non è stata colpa di una notizia in esclusiva. E neanche di dichiarazioni «scottanti». Ma, a provocare molta tensione tra i giornalisti, è stata la coda per ricevere il kit regalo, durante il G8 dell'Aquila. Una distribuzione difficile che ha acceso gli animi dei centinaia di cronisti, provenienti da tutto il mondo, causata dalla ressa davanti al gazebo. Per riportare la calma è dovuta intervenire la Guardia di Finanza, minacciando la chiusura dello stand.
IL CAOS- «Tu ora stai in fila, ci resti, non mi sorpassi, altrimenti ti faccio ricordare questo G8», ha detto un giornalista italiano a un altro collega. E in un attimo si è accesa la tensione al villaggio della stampa. Allo stand distribuiscono kit regalo, con zainetto-maglietta-orologio ricordo del vertice. L'assalto ha messo a dura prova l'organizzazione del vertice, tanto da costringerli a chiamare le fiamme gialle che hanno riportato la calma con una minaccia. «Fermi tutti, così fermiamo la distribuzione degli zainetti», hanno detto i finanzieri. Un momento di pausa, poi la distribuzione (e il caos) sono riprese.

Di rapa

Sul sito di una importante linea aerea il summit G8 è tradotto in italiano "G8 La Cima" (summit=cima). Esilarante

E noi abbiamo il Colosseo

Spero fosse una battuta, ma leggete con quanta faciloneria un quotidiano inglese di oggi, uno di quelli dalle cui labbra molti italiani pendono quando vengono trattati certi argomenti, lamenta il fatto che i Mondiali di calcio 2010 non siano stati affidati all'Egitto. "Eyebrows would doubtless have been raised at the potential for organisational mayhem, the nightmarish Cairo traffic and the downtown air pollution, but surely if the Egyptians could build the pyramids they could host a World Cup". Cioé, nella frase finale, "se gli egiziani sono riusciti a costruire le piramidi, certamente possono organizzare i Mondiali". Il guaio: anche da loro, come da noi, tutto quel che c'è di suggestivo risale a centinaia se non migliaia di anni fa. Dopo, è stato un continuo declino.
Poi, forse, era una battuta.

martedì 7 luglio 2009

Piccoli sfoghi, per oggi

- Treno fermo alla stazione di Firenze, l'altra mattina ore 10.35. Dieci-quindici minuti, tempo tradizionale di sosta prima di riprendere il viaggio. Sale la solita ragazza che deposita il bigliettino e un oggettino inutile sperando di essere pagata - dispiace per lei, ma il sistema è atroce e non ho alcuna intenzione di agevolarlo, motivo per cui nemmeno se sbattessi la testa contro un muro comprerei qualcosa di taroccato finendo così con il favorire interessi malavitosi - e sale addirittura un venditore abusivo con bibite e panini, come negli anni Sessanta. Non c'è nulla di male a far parte del Terzo Mondo, il guaio è quando ci si crede parte del Primo.
- Su un quotidiano foto di un deturpatore di muri ("graffitaro") intento a disegnare un omaggio a Michael Jackson. Istintivamente ho pensato a qualche ragazzo americano, ma la scritta, "Michael Jackson King of the Pop" mi ha riportato alla realtà di uno dei tanti paesi in cui l'inglese viene regolamente violato e maltrattato: si dice infatti King of Pop, così come ci sono stati i King(s) of Country Music e of Folk, immagino. E' l'articolo "the" che ha tradito il deturpatore, colpevole di avere tradotto direttamente dall'italiano in stile "the pen is on the table". Ma l'ignoranza è ormai al potere, è la mia sorpresa che è fuori luogo.

Meno male

Copia e incolla da Dagospia, che a sua volta ha ripreso da blitzquotidiano.it. Non tutto quel che dice lo condivido, ma alcune cose le penso pure io da tempo, a proposito di carità verso l'Africa, vip caritatevoli, critiche dei quotidiani stranieri, specialmente inglesi, verso l'Italia (che è un paese imbarazzante, ma non per i motivi per cui i giornali stranieri martellano da anni)

Marco Benedetto per Blitzquotidiano.it

Che fare il G8 all'Aquila sia stato, come diceva il giornalista sportivo Gianni Brera, un "sesquipedale errore" lo ha capito anche il suo ideologo, il capo della protezione civile Guido Bertolaso. Se ne parlano i giornali stranieri non è certo motivo di autolesionistica gioia ma solo conferma di quanto più volte scritto da questo modesto sito.

È poi altrettanto certo che i comportamenti di Berlusconi, dalle abitudini sessuali agli scherzi goliardici, aggravino la già scadente immagine dell'Italia presso il resto del mondo, dove ormai si pensa, e non per merito di Berlusconi, che l'Italia sia una specie di gigantesca Gomorra.

Le inadeguatezze del governo Berlusconi sono ben note a tutti e la lista è lunga, dalle leggi ad personam alla mancata risposta al bisogno di riforme che affligge l'Italia (anche se poi qualche dubbio su quali esse siano e a quale logica politica esse rispondano può anche venire: che non sia una delle vuote parole d'ordine che ogni tanto diventano moda?). Gli italiani hanno anche espresso un chiaro giudizio negativo, visto che due terzi di loro non hanno votato Berlusconi. Ma le critiche che vengono dai giornali stranieri sono più di colore che di sostanza.

Ancor più discutibile è il giudizio dei giornali inglesi sulle frequentazioni femminili di Berlusconi e sul fatto che stia divorziando dalla moglie, dal quale giudizio deriva il fatto di una non qualificazione di Berlusconi a guidare il G8. Sono arrivati a scrivere che i guai di Berlusconi oscurano quelli del primo ministro inglese Gordon Brown, cosa che è nei sogni di Brown e degli oppositori di Berlusconi. Si tratta tuttavia di un caso che in inglese si definisce "self delusion": Berlusconi ha avuto solo il 35 per cento dei voti e il partito di Brown ben il 16.

Ma si sa, gli inglesi hanno sempre guardato l'Italia dall'alto in basso, come si fa con una colonia (e quello eravamo, ancira 150 anni fa, mentre loro dominavano il mondo), ma nel caso specifico è un po' come se un giornale italiano avesse scritto (e uno inglese gli avesse fato eco) che Carlo, principe ereditario, non era gradito, nella sua visita in Italia, perché aveva scritto alla attuale moglie, Camilla, quando era ancora sposato con Diana, che il sogno dellla sua vita era essere un tampax "embeddeb" nelle intimità della signora.

Il fatto più fastidioso di tutti, però, è, l'attacco concentrico che in questo momento è fatto contro l'Italia e il suo Governo sul tema degli aiuti all'Africa. Un errore c'è stato, in tutto dei tanti G8, da parte del forse un po' troppo facilone Berlusconi e del suo ministro degli esteri dell'epoca, nell'aderire a una iniziativa, quella di devolvere l'equivalente di mezzo punto di prodotto lordo nazionale agli aiuti ai paesi africani.

Subentrato poco dopo a quello di Berlusconi, il governo di sinistra di Romano Prodi, stretto, come tutti i governi a prescindere dal loro colore, dai vincoli imposti dal trattato europeo di Maastricht, non ha trovato di meglio che mettere da parte gli impegni del predecessore, in attesa di tempi migliori.

Tornato Berlusconi, c'è da credergli, una volta tanto, quando dice che il ministro delle finanze, Giulio Tremonti, gli ha impedito qualsiasi versamento sul conto Africa: sarebbe obiettivamente difficile fare ingoiare agli italiani, destra e sinistra, un aumento di tasse così motivato; o negare ai sindacati degli statali un aumento di stipendio per questo.

C'è anche di più, oltre al piccolo calcolo politico. Non perché aiutare i più poveri non sia una cosa giusta, anzi. Ma quando questi poveri i soldi che gli dai, invece che impiegarli per combattere la miseria che li affligge, li usano, nel migliore dei casi, per rimpinguare i loro conti esteri, nel peggiore, per comprare armi (da alcuni degli stessi paesi che li hanno aiutati, ovviamente).

La grande quantità dei paesi africani sta (in buona compagnia con altri continenti) al top delle varie classifiche mondiali sulla corruzione. Un giornalista del New Yorker, dovendo intervistare il sindaco di Lagos, in Nigeria, ha avuto l'appuntamento a casa del sindaco, ma non a Lagos: a Londra, in una delle strade dove le case costano il doppio che a Milano o Roma.

Come ha scritto il giornale inglese Guardian (sinistra dura e pura) in tempi non sospetti (1998), il problema della povertà in Africa non si risolve con interventi finanziari. Bisogna creare sviluppo e posti di lavoro e per questo l'Africa, un continente ricchissimo, ha tutte le risorse. Peccato che se le portino via, senza o quasi pagare le giuste tasse, quelle multinazionali che hanno poi sede in quei paesi, soprattutto Inghilterra e America, che ora spingono perché anche gli altri "ricchi" mettano mano al portafoglio. Senza interventi strutturali, noi pagheremmo le tasse per favorire non i poveri africasni sfruttati, ma le multinazionali che li sfruttano.

Il fatto che il Papa abbia parlato a favore dell'iniziativa non stupisce: l'Africa è per la Chiesa il maggiore territorio di missione e con quei governi, corrotti fin nel midollo, ci deve venire a patti.

Non stupisce nemmeno che la causa sia al centro dell'attività caritatevole di due irlandesi di Dublino, il cantante Bono degli U2 e l'ex cantante Bob Geldof, dei Boomtown Rats. In realtà non si riesce a capire se lo fanno a loro spese (Geldof ha un patrimoni valutato in 30 milioni di sterline, con le case intestate a società offshore. Così se noi paghiamo le tasse per l'Africa, lui che le vuol fare pagare a noi, non le paga: armiamoci e partite); o se invece qualcuno gli rimborsi gli elevati costi derivanti dall'essee sempre in giro per il mondo a perorare la causa.

È imbarazzante, per un italiano che non ha votato Berlusconi, leggere sulla Stampa il resoconto di un incontro a Palazzo Chigi tra il nostro primo ministro e Geldoff. Arrivato in fondo, non puoi non essere solidale con Berlusconi.

La lettura è imbarazzante per l'arroganza di uno che non ha nella sua storia personale (tra moglie e figlie) nulla da insegnare a nessuno, imbarazzante per il tono e l'aggressività, ma anche per l'insistenza di Geldof sul tasto della opportunità di mercato che l'Africa rappresenta.

Pensava di parlare a un businessman internazionale (Berlusconi, si sa, non nuota molto bene in acque extraterritoriali e la cosa non deve averlo colpito molto)? Oppure quello è l'obiettivo finale dei referenti internazionali dell'ex cantante? Berlusconi, un po' in difficoltà di fronte alla veemenza di Geldof, è stato bravo. Ha chiesto scusa, ma questa volta non ha preso impegni: devo sentire Tremonti, ne parlerò con Obama...

lunedì 6 luglio 2009

Steve McNair

Non ho il diritto di ricordare Steve McNair perché lo conoscevo solo a distanza, come tanti. Non mi aveva mai convinto come Qb, troppo compatto e... faticoso all'occhio quando lanciava, ma non posso dimenticare il suo contributo ad uno dei momenti più emozionanti che io abbia vissuto, ovvero l'ultimo drive del Super Bowl XXXIV del30 gennaio 2000, ad Atlanta. Ricorderete: Tennessee aveva pareggiato sul 16-16 rimontando dallo 0-16, ma St.Louis alla prima azione dopo il kickoff aveva segnato con un td da 73 yards di Isaac Bruce, causa errore della difesa dei Titans. Che riebbero palla sulla propria linea delle 10 a 1'54" dalla fine. McNair in quel drive ru responsabile di tutte la yards guadagnate da Tennessee, tra corse, lanci e un paio di insulse penalità dei Rams, e a 6" dalla fine si arrivò sulla linea delle 10, con una sola azione da effettuare perché non rimanevano più timeout, dopo quello che i Titans chiamarono una volta guadagnato il primo down sulle 10. Ricordo ancora quel timeout che non sembrava finire più, ricordo il brusio del Georgia Dome, il silenzio una volta sciolto il timeout stesso e l'innalzarsi del frastuono man mano che McNair si avvicinava alla linea di scrimmage. L'azione scelta fu un lancio corto per Kevin Dyson, il ricevitore, che eseguì una traiettoria slant, cioé tagliando diagonalmente verso il centro del campo, partendo dalla destra. Idea interessante, che contava sul fatto che i Rams avrebbero protetto la end zone attendendosi un lancio lì dentro, e avrebbero forse lasciato scoperta la parte di campo immediatamente a ridosso. McNair lanciò perfettamente per Dyson, ma Mike Jones, il middle linebacker dei Rams, fu reattivo nel mollare il tight end Frank Wycheck e tornare su Dyson, fermandolo ad una yard dal touchdown, un'immagine immortalata in una foto che è difficile dimenticare. Potendomi permettere di non tifare per nessuno, spero sempre che i Super Bowl siano incerti fino alla fine, e dunque quella volta speravo sinceramente nel tempo supplementare. Non andò così, e nel dopopartita nemmeno vidi McNair, perché bazzicai nello spogliatoio del Rams, dove l'umidità era insopportabile ma troppo bella e felicemente lacrimosa la gioia di coach Dick Vermeil. Non ho mai più visto McNair dal vivo. Poi, ieri, la notizia. Triste a prescindere: le vicende sentimentali dei grandi dello sport, della musica o di che altro sono spesso una maniera fin troppo banale per smantellarne il mito, ma io non subirò mai contraccolpi perché da loro non mi aspetto nulla, al di fuori del palcoscenico o del campo, per cui qualunque cosa accada, non mi sorprende o turba. Riposi in pace, e con lui la ragazza che è morta, Ma la loro sofferenza è finita, se sofferenza è stata.

Non ho un driver: dottore, è grave?

... e come non-amante dell'uso viziato di parole inglesi in ambiti in cui basterebbe l'italiano, ecco questa perla, sempre presa da Dagospia, tratta dal libro dl una neo-deputata europea, che non nomino nemmeno, ma che si intuisce.
"La paginetta in cui la nemica numero uno di Max D'Alema ricorda simpaticamente tutti i suoi collaboratori fa emergere uno staff faraonico, che tra addetti stampa, comunicatori, segretarie, "driver" (che dovrebbero essere gli autisti...) e web staff conta ben 21 persone. Senza pensare a quelli che non ha ringraziato direttamente nel libro... Ecco l'estratto dal libro, edito da Rizzoli: "Per il grande lavoro fatto e per avermi sopportato desidero ringraziare: Vera, la responsabile della mia fisicamente devastante agenda; Enza, la mia problem solver; Uccio, l'inossidabile driver, che ho offeso, ma che il 26 luglio mi perdonerà; Tiziana, Erica, Andrea e Luca, i miei ghost writers; Renzo, Nando, Agostino e Claudio R., i miei «pensatori critici»; Paolo, Marco, Massimiliano e Claudio C., il io grandioso web staff; Claudia e Aziz, la mia logistica; Nicoletta e Giuliana, la mia comunicazione; Gianni, il mio mitico mandatario; Miguel, che ha sopportato noi vecchietti; Sergio e Adele, i miei primi tifosi; Giorgio, Carlo e Diego, i miei «agenti a L'Avana»; Ettore, Federica e Daniela, che si sono messi in gioco per me; Stefano, Antonino e Arnaldo, a cui ho imparato a voler bene. Infine un grazie a Bruno, che ha visto in me qualcosa, e a Luca De Carolis, il mio ottimo addetto stampa". Insomma, anche i "nuovi" hanno bisogno di truppe mastellate...

Ma vieni!

E' nota la mia avversione ai premi letterari, giornalistici, cinematografici, che ritengo fonte di clientelismo, intrallazzo, inciucio familistico. Mi esalta dunque questo titolo di Dagospia, per l'ennesima fregnaccia del genere, il Premio Una vita per il cinema: "IN ITALIA SI CONTANO PIù PREMI CHE SPETTATORI IN SALA: MANCA SOLO UN PREMIO A GEGIA"

mercoledì 1 luglio 2009

Il silenzio non ha valore

Chi mi conosce un minimo sa che sono contrario a qualsiasi manifestazione pubblica di dissenso o consenso, ritenendola inutile e fuorviante. Dieci fischiatori tra una folla di 2000 persone sono nulla, così come dieci sostenitori in una folla ostile, eppure si beccano i titoli di giornale, senza avere di fatto compiuto niente di eroico né utile socialmente. Cialtroneria alla massima potenza, con la complicità di media terrorizzati di pensare in maniera indipendente e all'idea, magari, di non pubblicare una notizia insignificante solo "perché poi magari gli altri ce l'hanno". Ecco, arrivo al punto. Quando c'è il pericolo di operazioni sospette, eticamente e moralmente, e come esempio prendo il sospetto di consulenza di Luciano Moggi con il Bologna calcio (ma potrei anche prendere la presenza, insopportabile, di un personaggio di bassissima statura morale nel club per il quale ho da sempre simpatia, e che ho infatti "boicottato"), preferisco e ritengo di gran lunga più utile lo stoicismo di un silenzio di marmo, pesante e "rumoroso", alla facile sarabanda di cortei, striscioni, sceneggiate pubbliche. E' facile fare casino con due tamburi e due fumogeni e tornarsene a casa contenti, molto più difficile, e dunque efficace e redditizio, sarebbe un silenzioso, pesante boicottaggio: avere il coraggio di non comprare un solo abbonamento, un solo biglietto, un solo prodotto-souvenir con il marchio della squadra. Anche se in un paese tarocco nell'anima come il nostro non è da lì che viene la maggioranza delle entrate di un club, giocare di fronte a spalti vuoti sarebbe uno colpo tremendo e costringerebbe in maniera pacifica e non cialtrona ad un cambiamento di rotta. L'affetto per una squadra può esprimersi anche così.
Poi, certo, due sbandierate, due striscioni offensivi o "ironici" e un fumogeno fanno folclore e prendono una pagina sul quotidiano, ma alla fine non ne resta nulla.

Super Bowl italiano

VENERDI' (sono rimbambito...), ore 14.40, RaiSportPiù, telecronaca Bengals Brescia-Red Jackets Sarzana. Non dura molto, 22 minuti, appena più di certi miei interminabili interventi dello scorso anno durante le telecronache NFL...