Faccio il giornalista. Dall'1 dicembre sono direttore di American Superbasket, ma sono sempre la stessa persona (spero) e preferisco essere chiamato con il mio nome, non "Direttore", perché la carica passa, e non vorrei mai ridurmi a pensare che la gente mi stia a sentire per il mio ruolo e non per quello che sono. Seguo 3-4 sport, ma mi interessa di tutto, tranne pettegolezzi e inciuci. Mi piace riferire quel che vedo, e spiegare quel che conosco, per esperienza ormai trentennale di interesse e ormai ventennale di viaggi per seguire manifestazioni e partite, a volte anche a spese mie perché meglio rimetterci che copiare. Nella sempre più inutile ambizione ad un giornalismo che dia spazio ad approfondimenti e non a pettegolezzi, che non dica "fammi quindici righe" su argomenti di cui puoi fare due pagine, che ti dia il tempo di riflettere ed approfondire invece di costringerti a rinnegare te stesso. So solo che scriverò quel che mi pare, senza la dittatura delle 15 righe quando puoi farne 150 o viceversa. In quello che faccio mi sento sempre molto solo, ma è una scelta, e una conseguenza inevitabile della rigidità delle mie idee.