Ieri sera a Bologna si è giocato il derby di football americano. L'ultimo risaliva al 18 marzo 1989 e dunque si può capire quanto fosse attesa la partita nel giro del football bolognese, che continua ad essere numeroso e con frequenti visite dal passato, cioé ex giocatori e allenatori la cui passione non si estingue. Trattandosi di un blog e non di una testata giornalistica tout court, posso aggiungere come nota personale che ho ritrovato con immenso piacere il mio allenatore di ormai 26 anni fa, Toni Mangiafico, che - a proposito di passione - ha creato ora un'altra squadra di football a 9 e... mi ha invitato a farne parte (no comment, ma in senso letterale, cioé non commento).
La partita teoricamente rappresentava una sfida tra le peggiori squadre del campionato, entrambe con una sola vittoria, ma questo conta poco, anzi poteva essere motivo di equilibrio che in realtà non c'è stato, nel 17-0 per i Doves. L'attacco dei Warriors, con un qb come Caleb Mayer probabilmente non all'altezza, avrebbe avuto bisogno di posizioni di campo favorevoli per poter sfruttare le sue non numerose ma potenzialmente ricche armi (il ricevitore Mattia Parlangeli, ad esempio): invece, secondo notazioni empiriche (cioé le mie) il suddetto attacco ha avuto come posizione di partenza di drive rispettivamente la linea delle 31, 34, 33, 38, 15, 35, 6, 19, 28 yard. I primi down conquistati erano solo tre nel primo tempo (sei in totale, uno su penalità) in cui i Doves hanno invece segnato 17 punti (due field goal ravvicinati - nel campionato italiano TUTTI i field goal sono ravvicinati - e due td pass di Willo Scaglia per Gabriele Zaccarelli) di e chiuso 10 primi down, di cui uno su penalità. I Doves hanno corso meglio e giocato una buona difesa, anche sui lanci, ma nel secondo tempo hanno faticato in attacco contro una buona difesa Warriors che in cinque possessi ha costretto tre volte al punt, una volta al fumble ed una volta, l'ultima, al field goal sbagliato. Tra i Warriors basso gradimento ha ricevuto l'annullamento del td di Nick Notario proprio sull'ultima azione del primo tempo: Notario aveva ricevuto un lancio di Meyer ma è stato decretato un fallo in linea, una spinta nella schiena, che ha cancellato tutto. Non avendo visto il fallo, non ho modo di giudicare, comprendo però il disappunto dei Warriors che avrebbero chiuso il primo tempo con un td, riducendo lo scarto dal 17-0 al 17-6/7 e ritrovando, forse, nuova carica. Ma è necessario accettare sempre le decisioni arbitrali, anche se la prossimità al campo degli staff tecnici fa sì che al termine di ogni partita o quasi ci siano
Note a parte: tribuna del Doves Stadium, l'ex Arcoveggio, quasi piena, anche se ho avuto l'impressione che al margine destro ci fossero posti liberi, e discreto caos; tra tamburi e trombe, per gran parte della gara parlare con il vicino di posto è diventato arduo. Quel che mi fa sorridere in queste occasioni, quelle cioé di derby di qualsiasi sport in qualsiasi città che abbia due squadre, è la pretesa di ciascuna fazione di rappresentare la vera essenza del luogo: la "Bologna Vera è solo Guerriera" e "La Vera Bologna siamo noi" delle opposte tifoserie non sono nulla di diverso, filosoficamente e sociologicamente parlando, della lunga diatriba di Manchester su quale delle due squadre di calcio sia la VERA squadra locale, o quel che accade a Torino o Milano o Genova. Un'osservazione non partigiana fa notare, in casi del genere, un atteggiamento bifronte: di solito infatti viene ritenuta più rappresentativa quella, delle due, di minor successo, un po' per sindrome di autoconsolazione un po' perché le vittorie dell'altra (Manchester United, juventus e così via) le hanno procurato un maggior numero di tifosi fuori città e fuori nazione e dunque diventa facile, per la tifoseria del club meno fortunato, indicare l'alto numero di fans giapponesi, scandinavi e asiatici del club più forte e usare questa arricchita composizione etnica del tifo per bollarlo come cosmopolita, più che reale esponente di una realtà locale. Nel derby bolognese di football non c'è questa seconda fetta di mentalità, e anche il discorso relativo ai successi è lontano, ma mi incuriosisce sempre questa corsa a garantirsi il posto di rappresentare "vero" di una città, sempre che poi si riesca a determinare che cosa questo voglia dire.



